I caggionetti (teramani)

E dopo il lungo pranzo di Natale noi bambini recitavamo le nostre poesie.  I nonni, gli zii, mamma e papà, leggevano le letterine di Natale che avevamo messo sotto i loro piatti (ve le ricordate? quelle ben decorate, piane di porporina che poi si spargeva ovunque…). Ad un tratto vedevi che gli occhi di tutti si inumidivano e un rigolo di lacrima segnava qualche loro viso… era il momento dei dolci, la zia portava a tavola quei vassoi ricchi di ogni bontà.

Il rituale era sempre lo stesso, il profumo dei dolci di Natale lo sentivi nell’aria, era inconfondibile.  I celli pieni con il miele e le mandorle, i serpentelli, anch’essi con le mandorle, i calcionetti (i miei preferiti), ma che a casa mia non erano questi. Sì, perché la mia famiglia è della provincia di Chieti, dove si fanno dei calcionetti con un ripieno simile mentre l’involucro esterno è differente, non è così leggero, la pasta ha anche l’uovo e non viene stesa così sottile.

Io preferisco quelli teramani che sono entrati nella nostra famiglia successivamente, quando ci siamo trasferiti a Pineto, in provincia di Teramo, e sono quelli che preparo io e che insegno quando porto la mia cucina di casa all'estero.

Dare una ricetta precisa è praticamente impossibile. Ogni casa ha la sua, e non ne esiste una esatta. Si tratta di assaggiare, provare i sapori, capire quello che piace e poi aggiustare il tiro. Io proverò a darvi delle dosi, soprattutto per la pasta, ma il ripieno lo lascio a voi, perché può variare molto, a seconda degli ingredienti che si scelgono. Si parte da castagne o i ceci lessi (o entrambi), si aggiunge miele (o zucchero, ma io preferisco il miele, soprattutto quello di castagno), mandorle (spellate, tostate, tritate finemente), cioccolato (o cacao)  cannella, rum, cedro, buccia di limone grattugiata, un po’ di caffè (a chi piace).

MI raccomando, astenetevi dalle sofisticazioni dei tempi moderni, i caggionetti sono una cosa seria, devono avere quel gusto dei sapori un tempo, quelli ‘veri’ non sono farciti di certo con crema alla nocciola, non avrebbero niente di quella poesia che questo squisito bocconcino dolce deve avere. Stessa cosa dicasi per la farcitura con crema pasticciera, per quanto buoni, non sono ‘li caggiunitt’, per dirla con termine dialettale! 

Happy cooking!

Ingredienti

650 g Farina

250 ml di Olio extra vergine d’oliva

250 ml di Vino

(acqua)

Castagne o ceci, o entrambi in parti uguali, lessi

Miele

Mandorle, spellate, tritate

Cioccolato tritato

Cedro, tagliato a pezzetti molto piccoli

Cannella

La scorza grattugiata di limone

(Caffè)

Rum

Olio extra vergine d’oliva per la frittura

Zucchero a velo

Procedimento

Il giorno prima preparare il ripieno, amalgamando gli ingredienti insieme. Il ripieno dovrà avere una consistenza abbastanza morbida.

Fare l’impasto con gli ingredienti elencati, ottenendone uno molto morbido.

Lasciarlo riposare avvolto da pellicola alimentare,

Stendere molto sottilmente la sfoglia. Mettere il ripieno in una tasca da pasticceria e disporre dei piccoli mucchietti sulla pasta.

Tagliare a forma di raviolo, del diametro di 4 cm.

Friggere in abbondante olio, spolverizzare con zucchero a velo.