Le Neole (Ferratelle, Pizzelle, Cancelle)

Sono i dolci che accomunano Nord-Sud-Mare-Monti dell’Abruzzo.

Sottili, leggeri, friabili. Per questo preferisco utilizzare la parola neola, dal latino nebola che significa nebbia, ma ha anche il significato poetico di nuvola. E mi piace l’idea di una nuvola, di un dolce quasi etereo, un dolce che mi faccia pensare ad un ‘cielo blu dipinto di blu…’ anche nelle grigie giornate invernali.

E’ una cialda dalle umili origini, che non ha nulla di pretenzioso, ma se la unisci ad un filo di scrucchiata (confettura d’uva) o uno strato di crema pasticciera con qualche amarena, sì, ti può far volare, davvero in alto! Certo, devi amare i gusti semplici e veri, perché se preferisci i dolci cremosi e pannosi, diciamo che siamo un po’ distanti…

A seconda delle case e dei gusti, cambiano le ricette. Cambiano anche le forme, poiché dipendono dal ferro utilizzato.

La sposa abruzzese potava con sé, in dote, il ferro appositamente forgiato per lei dai bravi maestri fabbri, poteva avere il monogramma, oppure lo stemma di famiglia. Avere un ferro, più o meno incavato, più o meno decorato, voleva dire saper fare questi dolci, e quindi essere una buona sposa-moglie-madre (abruzzese).

Per neola e per fettatella (derivante dal ferro con cui si confezionano), termini più usati in area teramana-pescarese-aquilana, si intende una cialda croccante, spesso aromatizzata con anice. Attenzione però, perché basta una consonante, la v, e diventa nevola, e non ha nulla in comune con questa se non l’uso del ferro. La nevola è di Ortona, è arrotolata (cosa che si può fare anche con la neola) ma ha una procedura che richiede una certa abilità perché quando si apre il ferro il biscotto si deve dividere a metà, se ne creano due. In più, la nevola è scura, poiché dolcificata con mosto cotto!

Passiamo al termine pizzella, ne abbiamo più varianti: la morbida, spugnosa, di spessore maggiore, di cui ho vi già raccontato, la semi-morbida, di spessore minore, che è quella della mia nonna materna (Lanciano e dintorni), e poi quella più croccante. Il termine è di Chieti e provincia.

Le chiamano cancelle, invece, nella zona più a sud e in Molise.

La ricetta che vi passo è quella che a noi piace di più, perché non c’è l’anice, che ai miei figli non piace, né l’anisetta, ma preferisco profumarle con una buona quantità di scorza d’arancia e un po’ di liquore all’arancia (per chi vive intorno a Gessopalena, ovviamente consiglio La Morgia, straordinario!)

Potete chiedere a tante persone la ricetta, ognuna ve la darà differente, variano soprattutto le dosi della farina: a seconda di come le gradite, più o meno dure. La mano, ossia la pratica, e l’occhio (vigile) faranno la gran parte del risultato.

In commercio si trovano molti ferri elettrici, io, un po’ nostalgica, e poiché non le faccio spesso,  preferisco quello di vecchia fattura, da mettere sul fuoco, e attendo pazientemente la loro cottura.

E mentre attendo… rivedo con la mente la nostra tata Ilde che le cuoceva sui carboni, in religioso silenzio, perché l’Ave Maria o il Pater Noster le scandivano il tempo di cottura….

Happy Cooking!

Ingredienti

4 uova


150 g di zucchero


100 ml di olio extra vergine d’oliva

500 gr di farina 00


50 ml di vino bianco

2 cucchiai di liquore all’arancia

la scorza grattugiata di 1 arancia non trattata

Procedimento

In una ciotola capiente, rompete le uova aggiungete lo zucchero, l’olio, la buccia di arancia, il vino, il liquore, e battere con una frusta per amalgamare gli ingredinti. Aggiunegre la farina setacciata, mescolare bene, l’impasto dovrà essere abbastanza consistente, non troppo fluido.

Scaldare sul fuoco il ferro, ungerlo bene con dell’olio, e porvi una giusta quantità di impasto per coprire la superficie. Schiacciare con forza il ferro,  se fuoriesce dell’impasto rifilarlo con un coltello.

Dopo 1 minuto girare il ferro, far cuocere per un’altro minuto. Il tempo dipende dall’intensità del fuoco, dalla croccantezza che si vuole ottenere.

Togliere la cialda dal fetto e disporla sul piatto da portata.

Servire a piacimento, con confetture o creme.