I ceci di Natale, con le castagne

Girando per i Monti della Laga, nel Teramano, o nell'alta Val Vomano, a Crognaleto, rimango sempre affascinata dalla natura boschiva, esoprattutto dai secolari castagneti. Sono zone dove castagne e marroni sono rinomati per la straordinaria bontà (particolarmente pregiato il marrone di Valle Castellana e le varietà pallante e ‘nzita  che si ritrovano anche nell'aquilano). Qui, come in tante altre parti impervie d’altura, il frutto del castagno è stato sempre considerato il “pane dell’albero”, sostentamento della popolazione locale che ha spesso lottato con la penuria di cereali. Fresche o essiccate, poi ridotte in farina, le castagne hanno trovato notevole impiego nelle cucine montane. E se un po’ ovunque, in Abruzzo, proprio con le castagne in questi giorni  si preparano gli squisiti caggionetti, in molte case del Teramano dell’Aquilano, non c’è vigilia di Natale senza questa minestra davvero unica.

Le origini di questo piatto sono sicuramente rintracciabili in un trattato partenopeo della corte angioina (1200) in cui si consigliava di unire delle castagne sbucciate ad una semplice minestra di ceci, soprattutto nei giorni di digiuno, in modo da ottenere un pasto più sostanzioso.

Ogni casa ha la propria versione (a Santo Stefano di Sessanio, al posto dei ceci si utilizzano le famose lenticchie del luogo), da quella più semplice con dei pezzi di pane fritto, a questa che ha in sé reminiscenze rinascimentali nell’aggiunta di frutta secca (prugne, uva passa, noci) e dei funghi secchi. E' la versione da me preferita e scelta per una conviviale natalizia della delegazione di Milano dell’Accademia Italiana della Cucina, dedicata proprio alla cucina abruzzese del Natale, e da me organizzata.  Per quell'occasione ho anche scritto un piccolo ricettario, e se volete, sarò bel felice di inviarvi (potete mandarmi una mail a ladyerbapepe@gmail.com).

Tengo a dirvi che questa minestra è stata inserita nel sito della mia amica Marina Malvezzi (mangiare bene) poiché gliel’avevo fatto assaggiare in occasione del mio tradizionale pranzo di Natale per le amiche. Marina rimase molto colpita dalla preparazione, e al pubblicò subito sul suo sito. Ho scoperto che - come spesso avviene - la stessa è stata copiata e fatta propria anche da altri siti. Quest’anno, dunque, ho ritenuto opportuno pubblicarla anche qui, su quello che considero un mio ricettario on line e che scrivo e aggiorno solo ed esclusivamente per il piacere di condividere il mio mondo cucina…

Happy cooking!

Ingredienti

500 g di ceci piccoli

1 costa di sedano

1 carota

1 cipolla di piccole dimensioni

 

300 g di castagne (benissimo anche le secche) cotte 

20 noci sgusciate

10 prugne secche

2 cucchiai di uva passa

20 g di funghi porcini secchi, ammollati

2 spicchi di aglio

2 foglie d’alloro

Olio extra vergine d’oliva

Sale

 

Il giorno prima, lavare bene i ceci, sciacquandoli più volte, trasferirli in una pentola (di coccio). Coprire con abbondante acqua fredda, unire sedano, carota, cipolla, portare ad ebollizione e cuocere a fiamma bassa per circa due ore.

Salare e tenere da parte.

Versare 60 ml di olio, unire gli spicchi d'aglio, le foglie d’alloro 1 mestolo di acqua di cottura dei ceci, i funghi tritati, e le castagne precedentemente cotte.

Far cuocere lentamente per circa 30 minuti, unire l'uva passa, i ceci lessati, le prugne tagliate a pezzi, e proseguire la cottura per insaporire il tutto per altri 15 minuti, unendo se necessario altro liquido di cottura dei ceci.

Salare se necessario, servire con un filo d’olio extra vergine d’oliva.

 

Volendo una minestra più cremosa potrete frullare una parte dei ceci.