Pandiramerino

Le chiacchierate tra me e Susanna Badii sono soprattutto culinarie.  Un giorno, al telefono le chiesi "Ma tu da piccola cosa mangiavi a merenda? Qual è la cosa più buona che ricordi?" e lei, senza esito "il pandiramerino!" e mentre me lo descriveva, io iniziavo a vagare con la mente,  immaginando il sapore di questo pane profumato al rosmarino, figurandolo sulla mia tavola, per la colazione dell'indomani. 

Susanna mi mandò la ricetta. Ovviamente, lo preparai  il giorno stesso. E che ve lo dico a fa'? Una bontà, una divina bontà.

Il pandiramerino è nato come pane devozionale per il significato che nel Medioevo si attribuiva ai suoi ingredienti: il rosmarino si credeva allontanasse gli spiriti maligni, mentre l'uva ed il grano, rappresentavano la  vita, quindi la  rinascita. Per questo, veniva preparato nelle case durante il periodo antecedente la Pasqua e poi portato a benedire durante la messa del giovedì santo. Nel tempo è diventato il pane della merenda, da comprare appena sformato e portare a scuola. Per i fiorentini è rimasto il pane del giovedi santo, ma oggi  si può trovare nelle panetterie e nelle pasticcerie durante tutto l'anno. 

Prepararlo in casa non è poi complicato. La ricetta, ovviamente è di Susanna, e l'ho scelta per l'ebook ‘Fatti di Farina’, da me curato,  per conto dell’Aici e del Molino Pordenone.  (foto Molino di Pordenone - Riccardo Gallio).

Happy cooking!

Ingredienti

200 g circa di farina 0

100 g d’acqua tiepida (o acqua e latte) in cui sia stato sciolto un cucchiaino di miele (o zucchero)

12 g di lievito di birra

4 cucchiai di olio extravergine d'oliva 

1 rametto di rosmarino (ramerino) 

150 g di zibibbo o altra uva passa ben lavata e subito asciugata (non ammollata)

25 g di zucchero

1 cucchiaino di aghi di rosmarino tritati (facoltativo)

Latte o olio per spennellare 

zucchero semolato per decorare

Sale

Sciogliere il lievito di birra nell’acqua. Impastare con la farina e un cucchiaino di sale. Formare un panetto piuttosto consistente, farlo lievitare coperto per circa un’ora al riparo da correnti d’aria.

Nel frattempo, far scaldare l’olio con il rametto di rosmarino, spegnere la fiamma, unirvi l’uva che, ben presto, si gonfierà. Far raffreddare. 

Riprendere la pasta, schiacciarla con il palmo della mano e, dopo aver eliminato il rosmarino, unire l’olio con l’uva, lo zucchero, il sale. Per un sapore più consistente, aggiungere il rosmarino tritato.

Formare due filoni dello spessore di circa cinque centimetri, inciderli (con una lametta) con tagli regolari e profondi, distanziati di circa cinque centimetri gli uni dagli altri. Praticare un taglio a croce su ogni panino e far lievitare di nuovo fino al raddoppio del volume.

Si otterranno così, dopo la cottura, tanti panini “baciati”, ossia ancora attaccati, da staccare dopo il raffreddamento. 

Cuocere i pani in forno caldo a 200°C, per 15 minuti. Estrarre i filoni, pennellarli con il latte o l’olio, cospargerli di zucchero e rimettere di nuovo in forno finché il pandiramerino non apparirà ben scuro in superficie.